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Il dominio dei Fenici sul Mediterraneo occidentale finì nel VI secolo a.C.; in quel tempo le città-stato della Fenicia (Biblo, Sidone, Tiro) avevano perso la loro libertà ed erano sotto l’egemonia degli Assiri.

Tra le colonie fenicie in occidente emerse Cartagine, che alla metà del secolo stabilì il proprio controllo sul commercio marittimo ad ovest della penisola italiana. I Cartaginesi riuscirono a dominare la zona occidentale della Sicilia, ma nella parte orientale di quest’isola incontrarono la concorrenza delle città della Magna Grecia, con le quali si scontrarono militarmente.

 
Territori cartaginesi
Fenicia
Territori etruschi
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Nel Tirreno subivano la concorrenza degli Etruschi, con i quali però raggiunsero un accordo: permisero loro di commerciare liberamente in Corsica, ma evitarono che si stabilissero in Sardegna, della quale avevano deciso di impossessarsi interamente.

Nella seconda metà del VI secolo a.C. mandarono in Sardegna un esercito comandato dal generale Malco, ma non riuscirono a conquistare l’isola. Ritentarono alla fine del secolo, sotto il comando dei generali Asdrubale ed Amilcare e finalmente ebbero successo.

Dopo la conquista, riuscirono anche ad allontanare i Romani dalla Sardegna e conclusero con loro un trattato nel 509 a.C.: gli accordi prevedevano che i Romani commerciassero liberamente in Sicilia, ma vietavano loro la navigazione ad ovest di Capo Bello (forse Capo Bonn, all’uscita del golfo di Tunisi). Inoltre era esplicitamente vietato ai Romani fondare colonie in Sardegna.

Il dominio cartaginese durò quasi trecento anni, anche se Cartagine non riuscì mai a sottomettere le popolazioni che vivevano all’interno dell’isola: povere e seminomadi, queste popolazioni vivevano di pastorizia e praticavano un’agricoltura rudimentale; periodicamente facevano incursioni nelle pianure per saccheggiare. Questa situazione costringeva i Cartaginesi a tenere un esercito permanente nell’isola; esso era composto da mercenari di origine diversa, provenienti da tutti i territori con cui avevano rapporti commerciali: Africani, Liguri, Iberici, abitanti delle isole Baleari, Corsi ed anche Sardi. Questo esercito era disposto a difesa delle pianure coltivate in un adeguato sistema di guarnigioni.

Le popolazioni costiere invece si mescolarono con gli invasori cartaginesi, commerciando pacificamente con loro.

La Sardegna serviva ai Cartaginesi anche come riserva di grano, specialmente a causa delle difficoltà create dagli abitanti della Libia, i quali si ribellavano contro Cartagine, isolandola dal retroterra. In questi casi la città otteneva dalla Sardegna i rifornimenti necessari alla sopravvivenza.

Sotto il dominio cartaginese la Sardegna godette di una grande prosperità commerciale ed economica, infatti si praticava la pesca del corallo, delle sardine e del tonno, si esportava il sale, si coltivavano il grano, l’olivo, il lino e si sfruttavano le miniere di piombo e d’argento.

Ricerca svolta dalla
Classe 2°C - Scuola media "B. Croce" di Pula - Anno scolastico 1997/98

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