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Storia del gruppo Lo spettacolo I concerti I componenti Progetti futuri I canti

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"Barones" in anteprima 

Siamo lieti di comunicarvi in anteprima l'uscita di un'iniziativa del Coro a tenores di Neoneli intitolata BARONES.
In poche parole BARONES è un CD come tutti gli altri, con una sola particolarità, anzi due. La prima è che contiene una "sola canzone", cioè è basato su un solo testo, che poi è il testo forse più amato dai sardi. si tratta de "S'Innu de su patriotu sardu a sos feudatarios", meglio conosciuto come BARONES SA TIRANNIA. Siccome il testo è composto da 47 strofe di otto versi l'una, gli amici di Neoneli hanno realizzato ben sette brani musicali, l'uno diverso dall'altro, che
in modo sequenziale comprendono tutte le strofe. Non lo aveva mai fatto
nessuno.
La seconda peculiarità è che partecipa all'avventura una serie di artisti eccezionali:
intanto i sardi Orlando Mascia, Roberto Fadda, Giannetto Cocco e Antonio Cocco, poi alcuni mostri sacri della musica leggera italiana, e cioè Francesco Guccini, Elio delle Storie Tese (che collabora con i "tenores" da sei anni), Luciano Ligabue, Angelo Branduardi e Francesco Baccini.
Il bello è che cantano (complessivamente 17 delle 47 strofe) in un pregevole sardo e con grande passione.

Storia del gruppo 

Il gruppo "coro a tenores CULTURA POPOLARE di Neoneli" nasce nel mese di settembre 1976, per iniziativa di Tonino Cau, unico dei fondatori rimasti, che guida ancora oggi il quartetto.
Il gruppo è nato per recuperare l'atavico e unico modulo canoro del canto a tenore, o a cuncordu, a "sa neunelesa", che rischiava di scomparire dalla memoria collettiva, dato che ormai non cantavano quasi più neanche gli anziani cantadores di una volta.
Grazie all'imprescindibile guida dei vecchi cantadores è stato possibile ricostruire fedelmente i più tradizionali moduli, le originali tecniche de "su cuncordu neunelesu". Culturalmente parlando il gruppo è incanalato in un filone che negli anni Sessanta hanno inaugurato i vari cori di Orgosolo che diedero enorme contributo (pensiamo a gente come Peppino Marotto, Pasquale Marotto, Giuseppe Rubanu ecc.) al risveglio della tradizione del canto a tenore, riconsegnandogli la dignità perduta e facendolo assurgere a elemento culturale e spettacolare capace di attirare l'attenzione di un pubblico vasto ed eterogeneo.
Sull'impostazione da dare al gruppo noi dicevamo e diciamo che la tradizione orale si nutre, è sempre stato così, di elementi che trovano spunto nella quotidianità, nella realtà sociale, per cui i brani tradizionali ereditati va bene tutelarli e cantarli, in specie se di un certo pregio poetico, stilistico. Ma non di meno ci pareva, e ci pare oggi a maggior ragione, che il modo migliore per conservare e rendere viva la tradizione millenaria del canto a tenore fosse quello di dare ai testi cantati, utilizzando moduli musicali codificati dall'uso, contenuti nuovi e attuali. Ecco perché facevo riferimento ai Cori di Orgosolo: su quella scia, ma in perfetta autonomia, noi abbiamo continuato e sviluppato questo discorso. Inizialmente accanto a qualche testo tradizionale, che continua invariabilmente a cantare, il coro di Neoneli disponeva dei brani che scriveva il solo Tonino Cau. Già questo era un elemento innovativo di per sé, ma in seguito tutti i componenti del coro, attratti dalla voglia di scrivere, composero alcuni testi: per questa ragione il quartetto oggi è chiamato il coro dei poeti.
I nostri brani parlano d'ambiente ed emigrazione, di droga ed emarginazione, di piromani e falsi balentes, di scempio dei litorali e denuncia degli abusi, di pace, di violenza e terza età, d'amore e bellezze naturali, e così via.
Per sintetizzare, quindi: moduli canori tradizionali e immutati, qualche testo pervenutoci dalla tradizione orale di non valorizzata bellezza e soprattutto testi attuali scritti da noi sui temi citati.
Il gruppo non si limita a riproporre temi musicali della memoria storica: esso ha coniato, anche, fortunate melodie, sempre legate al nostro labirinto etnofonico, talvolta arricchentisi di sonorità provenienti da strumenti tradizionali (launeddas, trunfa, solitu) ma anche da strumenti più moderni (chitarra, mandolino, banjo, percussioni), suonati da artisti che di volta in volta vengono coinvolti nei concerti. Ciò ha consentito e consente al gruppo di darsi una connotazione precisa tra i tenores, di tenere concerti di due ore e più, vari e articolati, senza che la tensione cali un solo istante in virtù della molteplicità di temi musicali e di melodie disponibili.
Il coro dei tenores di Neoneli è stato il primo, nel lontanissimo 1979, ad incidere un disco che ha girato il mondo intero per una multinazionale come la ARION di Parigi. Grazie a quel disco, oggi CD, ci hanno conosciuto in decine di nazioni, com'è facilmente dimostrabile. Già in quel disco i nostri brani parlavano di cose attuali anche se cantati con antiche nenie. Ma siamo andati avanti ulteriormente, spinti dalla convinzione che il canto a tenore potesse essere fruito non solo da pochi appassionati, ma da un ben più vasto pubblico, di giovani e meno giovani. Così pian piano abbiamo affiancato ai nostri moduli ancestrali: su ballu tundu, su ballu torrau, su passu'e trese, su ballu tzopu, sos mutos, sa seria, sos gocios e così via, altri moduli musicali da noi reinterpretati, sia con le voci gutturali sia con il canto monodico accompagnato da strumenti della tradizione e non, ovviamente sempre all'interno del nostro caleidoscopio musicale. Mi vengono in mente i ritmi dai quali abbiamo attinto diverse nuove canzoni del coro. Essi ricordano le nostre processioni e le preghiere che vi si recitavano e vi si cantavano, accompagnamenti nuziali, pastorali, ritmi tipici delle launeddas, ecc. In questo modo anche i brani tradizionali, complementari ad altri dal gusto più attuale, hanno la possibilità di essere accettati e apprezzati da qualunque pubblico.
Con queste credenziali abbiamo avuto modo di girare per il mondo, presentando in modo estremamente corretto e apprezzato le nostre tradizioni, conoscendo artisti di ogni sorta che ci hanno consentito eccezionali (anche se talvolta apparentemente "ardite") contaminazioni. Le quali, sia detto a chiare lettere e con un poco di giusto orgoglio, non abbiamo mai subìto passivamente, accettato senza dare il nostro contributo di idee e creatività.
Chi ci conosce sa bene che i nostri concerti, i nostri progetti, le nostre "contaminazioni" non nascono casualmente. Nelle nostre scelte c'è la gradualità che persone prudenti e assennate coltivano verso le novità. Oggi chi ci ascolta intuisce che il nostro retroterra è di quelli molto ricchi e vari, con basamento e spessore ben solidi. Infatti, i più attenti sostenitori del Coro di Neoneli non faranno fatica a ricordare le nostre datate collaborazioni artistiche con altri colleghi sardi, primi fra tutti il già citato Peppino Marotto, con il quale abbiamo collaborato una decina d'anni portando in giro per il mondo i nostri brani.
Poi è stata la volta del Duo Puggioni, che tra l'altro cantava molte canzoni scritte da noi, e poi ancora di Luigi Lai, del Trio Cocco e Orlando Mascia. Si è trattato (e si tratta, in qualche caso) di collaborazioni messe su con entusiasmo e consapevolezza, che a parer nostro ci hanno mostrato agli occhi dei Sardi come un gruppo estremamente versatile ma allo stesso tempo rigoroso custode delle tradizioni più autentiche. In questa direzione siamo andati avanti, fino a spingerci verso contaminazioni ancora più insospettabili che a qualche osservatore distratto o a qualche presunto intenditore hanno fatto storcere il naso.
È il caso, per esempio, dell'incontro con Elio delle "Storie Tese", risalente all'estate 1992.
Noi progettammo una prima canzone da cantare, Amazzonia, assieme ad Elio, primo cantante non isolano nella storia che canta assai dignitosamente in sardo, e poi abbiamo finanche riscritto la sua geniale Terra dei cachi diventata la sarda Sa terra 'e su entu (la terra del vento). In entrambe le canzoni il coro, naturalmente, non esce dai suoi canoni tradizionali: canta a ballu torrau, gocios e ballu tundu. Il risultato è che il coro, leggibilmente, è inserito in un canovaccio che gli restituisce dignità artistica e lo rende apprezzabile da Caltanissetta a Bolzano, com'è avvenuto durante le decine di concerti già fatti assieme ad Elio.
Un altro caso di contaminazione riguarda un progetto che ha già visto la luce ad Oslo nel 1996. Si tratta di una idea musicale in cui tre musicisti jazz (Töre Brunborg, Arild Andersen, Paolo Vinaccia -un percussionista italiano che da oltre 20 anni vive ad Oslo, dove è un popolare beniamino del pubblico degli appassionati) per altro molto famosi nel loro giro (hanno suonato e collaborano col meglio della musica jazz mondiale), dopo aver studiato per qualche mese, hanno interiorizzato il testo e il modulo di una decina di canzoni del coro di Neoneli inventandone la "vestizione" musicale in chiave jazz. Il risultato è stato un concerto in cui il canto a tenore viene fuori incorniciato da un rivestimento musicale di sicuro effetto. La cosa è piaciuta anzitutto ai norvegesi, durante i nostri concerti live, poi è piaciuta alla Polygram, la maggior casa discografica mondiale, che ha prodotto il CD a livello internazionale. Così il CD 'MBARA BOOM (questo il titolo) è il secondo del gruppo ad essere diffuso in tutto il mondo. Il progetto 'MBARA BOOM non sarebbe mai esistito se Paolo Vinaccia, durante uno dei suoi tours negli Stati Uniti, non si fosse imbattuto nel nostro secondo CD inciso a Parigi nel 1979. A San Francisco, in un negozio di dischi, Vinaccia trovò e acquistò il nostro "Choeur de Neoneli: Chants et musiques des bergers de Sardaigne". Da lì scattò la molla, la voglia di costruire un progetto, un concerto. Ecco 'MBARA BOOM, CD del quale hanno tessuto elogi in numerose nazioni.
Mica male per quattro cantori che nel lontano 1976 iniziavano a farsi largo timidamente nel mondo del cosiddetto "folk-riproposta", per usare una definizione cara al povero Franco Coggiola recentemente scomparso, colui che per primo preconizzò un futuro artistico ricco di soddisfazioni per il coro di Neoneli, e che per primo contribuì alla nostra affermazione in campo internazionale.
Mica male davvero se si pensa alle ribalte percorse, alla gente incontrata, agli applausi ricevuti in mezzo mondo da noi, partiti dalla cucina di una vecchia casa di Carragu, un vecchio rione di Neoneli, dove passammo l'estate del 1976 a provare tutti i giorni prima dell'esordio, del battesimo del fuoco che avvenne il giorno 25 settembre, a Samugheo.

Lo spettacolo 

Parlare di "spettacolo", nel senso singolare del termine, è abbastanza riduttivo quando si vuol fare riferimento ai concerti del coro di Neoneli. Infatti, ogni anno il quartetto propone differenti soluzioni, altrettanti differenti spettacoli, a seconda dell'occasione e delle esigenze degli organizzatori. Per gli appassionati delle tradizioni più antiche e inalterate si potrà ascoltare il coro di Neoneli nella sua formazione più ridotta, ossia il solo quartetto di canto a tenore.
In questo caso oltre al canto a tenore viene proposto su ballu cantau eseguito con l'accompagnamento ritmico dello scacciapensieri (sa Trunfa). Detto che il gruppo si esibisce anche da solo, va tuttavia ribadito che dà il meglio di sé quando può avvalersi della collaborazione di altri artisti che sul palco contribuiscono a rendere, se ce ne fosse bisogno, i concerti, ancora più interessanti. Si tratta di strumentisti che suonano launeddas, chitarre, mandole e mandolini, percussioni, armonica a bocca, benas, con tecniche sopraffine. Tali artisti accompagnano anche alcuni canti polivocali del gruppo, rendendo i medesimi armonicamente accattivanti e nuovi, e per ciò apprezzati sia dai giovani che dagli anziani. Si tratta di brani in cui la timbrica peculiare del canto a tenore è rigorosamente inalterata, ma gode della presenza di armonie diverse che li rendono senza dubbio più ricchi.
Questi tentativi di "contaminazione" interna nascono dalla consapevolezza che oggi anche la tradizione può e deve essere influenzata da ciò che la tecnica e le possibilità di confronto con altre espressioni artistiche ci mettono a disposizione. Inoltre la presenza di brani coniati all'insegna della novità rendono più fruibili i pezzi puramente tradizionali che nei nostri concerti, naturalmente, non mancano mai.
Il concerto del coro di Neoneli prevede testi tradizionali ma soprattutto testi composti da noi e che parlano di argomenti disparati e assai apprezzati dalla gente: piromania e ambiente, droga, terza età e infanzia, banditismo, amore, esaltazione delle nostre perle naturalistiche e turistiche, ....
Naturalmente anche all'interno dei nostri spettacoli ci sono pezzi famosi e pezzi meno conosciuti. La loro scelta e il loro posizionamento durante i concerti fa sì che il pubblico resti attento durante tutto lo svolgersi dello spettacolo. Si tratta, per esempio, de "Su ballu 'e su fogu", "Barones sa tirannia", "Unu sonnu", "Anninnia", "Amore lontanu", "Finas a cando", "Nanneddu meu", "Su inu", "Epuru andat", "Amistade", "Fulanu", "Maumone", "Ite cheres chi ti cante", "Deus ti salvet Maria", "A ballu a ballu", "Ma comente", "Bella mia non bandes...", "Mutos", "Gocios a sa natura", "Tziu meu", "Mamma non cheret...", ecc..
Durante i concerti, quando è possibile, vengono talvolta proiettate diapositive in tema col pezzo in esecuzione, ciò che rende ancora più ricco e originale lo spettacolo del "Coro a tenores CULTURA POPOLARE di Neoneli".

I concerti

Le soluzioni di spettacolo di cui il coro di Neoneli dispone sono sostanzialmente dipendenti dal numero di persone coinvolte. Si può dire che lo spettacolo sia tanto più ricco quanti più musicisti sono coinvolti.

Coro di Neoneli in Concerto

A tenore
Il quartetto esegue canti a tenore con qualche brano monodico realizzato con l'accompagnamento strumentale del triangolo (triangulu) e dello scacciapensieri (trunfa). Si tratta di uno spettacolo in cui vengono presentati tutti i ritmi della tradizione di canto a tenore tipica di Neoneli, accanto agli altri brani riadattati dal gruppo. Con questa formazione minima il gruppo effettua concerti da solo, ovvero partecipa a serate con altri artisti, gruppi e tenores. Il concerto dura circa un'ora e tre quarti.

Cunsònu
Il gruppo si avvale della collaborazione preziosa del polistrumentista Orlando Mascia, eccezionale suonatore di Launeddas, ma nello stesso tempo abile suonatore di Trunfa, Organetto diatonico (organitu), Solitu (zufolo pastorale), Tamburo sardo (tumborro), Chitarra (chiterra).
In quintetto, la formazione ha la possibilità di presentare alcuni brani accompagnati dagli strumenti di Orlando, ma soprattutto di effettuarne altri che in quattro non è possibile eseguire, ciò che arricchisce non poco la cifra artistica del concerto.
La parola Cunsònu in logudorese significa canto a tenore, ma anche armonia. I nostri canti con le sole voci, quelli con l'accompagnamento dei tanti strumenti musicali citati, che altro sono se non una somma armonica capace di intercettare i gusti dei giovani come degli anziani?
Cunsònu è un concerto estremamente vario in cui si alternano ritmi e melodie, sonorità e cadenze molto differenti. La produzione dura circa due ore.

A bogh'e ballu
Per chi conosce il sardo e il canto a tenore la definizione a bogh'e ballu (letteralmente: a voce di danza) si riferisce ad un ritmo canoro "ballabile", dove questo aggettivo fa pensare immediatamente alle danze tradizionali, e cioè passu torrau, ballu tundu, passu 'e trese, ballu tzopu, ecc.
Il concerto si arricchisce del contributo artistico, oltreché di Orlando Mascia, di un duo, i fratelli Cocco di Narbolia, esperti strumentisti e maestri del suono "pizzicato" della chitarra.
Il coro, è ovvio, presenta sempre i brani classici del suo repertorio. Si parte invariabilmente dal canto a tenore più puro, ma il concerto stavolta è ancora più vario e ricco nel vero senso della parola. Con chitarre, mandole, benas, launeddas, organetto, scacciapensieri e così via, siamo proprio in presenza di un campionario praticamente completo nel vasto panorama degli strumenti musicali maggiormente conosciuti e usati.
Volano via tre ore all'insegna dell'armonia allo stato puro, dove tuttavia risultano esaltati e incorniciati a dovere i brani tipici del canto a tenore a sa neunelesa.
Risulta evidente che con la varietà degli strumenti usati i pezzi forti di A bogh'e ballu sono le danze, i balli sardi, capaci di suscitare l'entusiasmo caloroso del pubblico.

Àidos
La produzione Àidos (breccia, ingresso) conferma una regola che si addice al coro di Neoneli.
Incontrando il gruppo degli Istentales di Nuoro, il coro vuole intercettare il pubblico giovanile che sorregge tale complesso, ma contemporaneamente proporre ai suoi appassionati una varietà in cui il canto a tenore, lungi dall'essere mortificato, viene proposto in una cornice più moderna.
Nello stesso tempo, tuttavia, la musica rock degli Istentales viene anch'essa posizionata in un contenitore che, proprio perché pieno di suoni antichi e moderni, offre ad un pubblico molto variegato tre ore di sano divertimento.
Il nome Àidos del resto significa esattamente, al singolare, "breccia", "ingresso".
Breccia perché sia noi che gli Istentales siamo intenzionati ad aprire una breccia per percorrere assieme un pezzo di strada in cui si incontrano esperienze molto diverse ma unite dallo stesso amore per la lingua e la cultura della nostra isola.
Gli appassionati del canto tradizionale stiano tranquilli: i canti classici non subiranno nessuna alterazione. La novità di Àidos è soprattutto nei brani effettuati assieme, carichi di inusitata energia Per altro la presenza del polistrumentista Orlando Mascia, che suona organetto e launeddas, zufolo e scacciapensieri, garantisce del marchio rigorosamente etnico del progetto Àidos.
L'ultima parte del concerto è dedicata alla contaminazione, ma di tipo molto piacevole e travolgente. Le lauenddas duetteranno con il sax, lo scacciapensieri con la batteria, l'organetto con la chitarra elettrica. Si tratta di un set dove si cantano in modo del tutto tradizionale una serie di danze popolari molto amate e conosciute, ma dove l'accompagnamento musicale è un misto di tradizione e modernità, a disposizione del pubblico più eterogeneo che si possa immaginare.

NeonElio
Dal 1996 è entrata a far parte, si può dire stabilmente, delle proposte del Coro di Neoneli la originale produzione denominata NeonElio, summa linguistica Neoneli+Elio, basata per l'appunto sull'apporto del geniale cantante meneghino, Elio delle Storie Tese, che ormai si sente un sardo acquisito e può essere considerato una sorta di "quinto elemento" dei tenores di Neoneli.
Ai sette artisti di A bogh'e ballu si aggiunge proprio Elio, vestito col costume di Neoneli, che interpreta oltre una dozzina di canzoni in ottimo sardo, neonelese e logudorese. In questo modo il concerto cambia non poco, ma conserva gelosamente la prerogativa del "partire sempre dal canto a tenore classico e incontaminato". NeonElio comincia proprio così, con tre quarti d'ora di musica sarda originale e senza alterazioni di sorta.
La seconda parte invece prevede una serie di brani effettuati assieme ad Elio, con ritmi e sonorità che, pur partendo dalla tradizione, concedono spazio a contaminazioni e rivisitazioni piuttosto gradite al pubblico.
Per questa ragione NeonElio è sempre disponibile, come produzione: la proporremo finché il pubblico la richiederà. Ovviamente tutti gli anni anche il progetto NeonElio si arricchisce di qualche nuovo brano, così da avere costantemente la prerogativa della freschezza e dell'attualità. Con questo progetto siamo riusciti a "entrare" nelle passioni di tantissimi adolescenti che adesso ci seguono e sanno tutto di noi: ragazzi e ragazze non ancora nati quando prese avvio la nostra avventura. Al di là del fatto artistico di per sé, NeonElio ha rappresentato una novità assoluta nel campo dei cori sardi: è la prima volta che un gruppo di canto a tenore progetta un concerto di quasi tre ore basato sulla partecipazione di tanti musicisti e per di più imperniato sul contributo di un artista non sardo.
A disposizione dei curiosi di statistica ci sono le cifre che hanno accompagnato il Progetto NeonElio durante gli anni 1996-98. Centinaia di articoli dedicati alla produzione, migliaia di CD venduti in tutta Italia, decine di recensioni radio-televisive, concerto da Guinness dei primati in miniera (10 agosto 1996) ripreso da tutti i telegiornali e i giornali nazionali, e migliaia di persone ad ogni concerto.

Altre produzioni
Avendo sempre nuovi obiettivi da raggiungere, altre idee da proporre al pubblico dei suoi appassionati, il Coro di Neoneli lo si potrà incontrare mentre apre un concerto di Francesco Guccini o di Elio e le Storie Tese, ovvero impegnato sul palco assieme a Francesco Baccini o assieme a Mauro Pagani, mitico violinista dell'altrettanto mitica Premiata Forneria Marconi, magari con Angelo Branduardi o assieme ai leggendari irlandesi Chieftains, o forse con il cubano Pablo Milanés oppure assieme a cantanti tibetani o della repubblica di Tuva o ai jazzisti norvegesi e altri ancora, senza escludere, ovviamente, ulteriori produzioni originali interamente realizzate con artisti sardi.
In ogni caso, qualunque produzione ci abbia visto e ci veda protagonisti, nel passato come nel futuro, il nostro intento più volte solennemente dichiarato è sempre lo stesso: esaltare ed incorniciare il canto a tenore, lasciandolo inalterato nella sua struggente ed atavica bellezza.
Ma, se niente e nessuno ci potrà far tradire la nostra passione originale, niente e nessuno ci potrà impedire di essere artisti nel senso più pregnante del termine, e cioè di creare "anche" canzoni con ritmi e timbri, sonorità e gusto decisamente rivolti verso il terzo millennio.
Un tale di nome Diego Carpitella, morto qualche anno fa, esimio studioso di tradizioni popolari, ci disse: "Se le vostre tradizioni le presentate sempre, se le avete studiate e inventariate e se siete capaci di creare cose nuove avete il dovere di farlo. Così le tradizioni si conservano e guadagnano nuovi appassionati...."
Noi le abbiamo studiate, recuperate, inventariate e registrate. Le cantiamo sempre, qualunque sia la produzione della quale in quel momento siamo protagonisti. Questo è quello che fanno tutti i tenores, giustamente. Noi "in più" inventiamo delle cose nuove. Dov'è la stranezza, qual è l'anomalia?
Essere artisti forse non vuol dire "creare"? Ecco, a noi è sempre piaciuto creare, nei testi ed anche nelle musiche. I nostri testi li abbiamo utilizzati dapprima cantando solo brani musicalmente ancorati alla tradizione più antica, poi spaziando e andando oltre, inventando nuove canzoni da affiancare a quelle del canto a tenore classico.
A noi piace così, così noi interpretiamo il nostro ruolo, ed anche alla gente piace il coro dei tenores di Neoneli per queste ragioni, altrimenti non saremmo in voga ininterrottamente dal 1976.
E su questa strada continueremo ad andare avanti.

I COMPONENTI

Tonino Cau

Nato nel 1955. Fondatore e organizzatore del gruppo. Compone ancora gran parte dei testi del repertorio. Coordinatore presso la scuola di Formazione Professionale ANAP di Santa Giusta. Nel coro svolge la mansione del basso, su basciu. Autore dei libri “VERSOS DE CUNCORDIA, Storia e canzoni del Coro di Neoneli”, “ISTEDDOS, Rimas e logos amenos”, “VITE FUORI, Storie sconosciute di sardi lontani” (con Paolo Pillonca), e della videocassetta “TERRA NOSTRA, Coro di Neoneli: un contributo per l'ambiente”.

Nicola Loi

Nato nel 1958. Fa parte del gruppo dal 1977 e svolge la mansione del contralto, sa contra. Come mestiere fa il muratore. Suona con eccezionale bravura lo scacciapensieri, sa trunfa; é autore di qualche brano del repertorio del coro.

Ivo Marras

Nato nel 1954. Insegna Educazione Fisica. E' la mezzavoce, sa mesu boghe, del gruppo  di cui fa parte dal 1979. Anch'egli è un abile suonatore di trunfa e di triangolo (triangulu), autore di alcuni brani del repertorio del coro..

Peppeloisu Piras

Nato nel 1942. Fa il muratore. Dotato di una voce calda, intensa e indiscutibilmente accattivante, "sarda" per eccellenza, e infatti è la voce solista, sa boghe, ruolo determinante. Suona anche lo zufolo pastorale, su solitu. Passa con disinvoltura dal classico canto a tenore a sa neunelesa a brani eseguiti con Elio e altri artisti, dal canto monodico al controcanto. Qualche brano del repertorio del coro è suo.

E domani?

Un CD:

Dopo aver presentato in anteprima nazionale il progetto BARONES a Sanremo, in occasione del Premio Tenco 1998, assieme ad Elio e le Storie Tese, Francesco Guccini e Francesco Baccini, che ha suscitato per lo più critiche entusiastiche, daremo alla luce il CD omonimo, attualmente in fase di pre-produzione. Nell'incisione compariranno oltre ai già citati Francesco Guccini, Elio e le Storie Tese e Francesco Baccini, il mitico rocker Luciano Ligabue ed il menestrello Angelo Branduardi. Canteranno tutti in sardo assieme al Coro di Neoneli, in un CD che già si preannuncia estremamente interessante e originale.

Un altro CD:

Incideremo anche un CD antologico in cui racchiuderemo una sintesi delle decine e decine di testi che abbiamo cantato dal 1976 ad oggi. Saranno soltanto brani scritti dai componenti del coro di Neoneli.

Un video antologico:

Dopo i due video dedicati a tematiche ambientali prodotti nel 1994 e nel 1998, sarà la volta di un video antologico in cui racchiudere la sintesi del nostro repertorio e della nostra ricchissima esperienza artistica, dalla nascita ai giorni nostri.

Non mancheranno testimonianze sul Coro di Neoneli, espresse da personaggi che con noi hanno collaborato negli anni a diversi livelli, da Peppino Marotto a Elio, da Franecsco Guccini ad Angelo Branduardi. 

Un altro libro:

Un altro libro, Balentìas, dedicato ai falsi miti alimentati da comportamenti disdicevoli e dannosi per la natura, potrebbe vedere presto la luce. Vi si focalizzeranno aspetti degenerativi che portano a deformi atteggiamenti in cui ne fa le spese l'ambiente. Dalle convinzioni errate circa l’uso del fuoco, dalle vendette su persone perpetrate colpendo la natura (bruciando i pascoli dell'antagonista, recidendo le piante dell'avversario, sgarrettando le bestie del nemico, ...), dalla caccia e pesca di frodo, dal vezzo di disseminare di immondizie e carcasse (di macchine e motorini, di elettrodomestici, di ogni cosa) dappertutto. Racconti e poesie.

Viaggi e tournées:

Sono previste alcune tournées che dovrebbero consentirci di effettuare spettacoli a Cuba, in Canada, in Australia, in Islanda, in Norvegia, in Finlandia, in Irlanda, in Svezia, in Austria, in America Latina, nel resto della Penisola. 

Ma non basta: sono in arrivo altre iniziative e collaborazioni, viaggi e pubblicazioni che metteremo su sempre per esaltare la magica bellezza delle tradizioni di un'isola d'incanto che non ha da vendere esclusivamente mare e sole.
La
Sardegna è realmente un continente da scoprire e visitare, sentire e ammirare con assoluto rispetto, un pulsare di meraviglie, proprietaria di una natura ancora in larga parte incontaminata, di espressioni storiche uniche al mondo, di un patrimonio popolare fatto di suoni, colori, danze, costumi eccezionali invidiati ovunque.
Se il canto a tenore è fra le espressioni della cultura popolare più fulgide e singolari, noi faremo di tutto perché nulla vada perduto nell’oblio.
Anzi, ci adopereremo affinché anch'esso (il canto a tenore) possa costituire sempre di più motivo e argomento di studio, analisi e interesse di un crescente numero di persone che hanno a cuore le sorti delle cose migliori che
la nostra isola di sogno può ancora meravigliosamente offrire ai suoi figli e ai suoi visitatori.

 

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