Il vescovo
di Ignazio Gregorini

 
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L'uomo vestito di sacco si alzò e, allargando le braccia verso il sole che stava nascendo dietro le montagne "de is settis fradis", cercò il volto del Signore.
Il golfo di Cagliari gli stava davanti. Dalla cima della montagna di S. Barbara poteva contemplare quasi per intero il golfo degli angeli.
Gli venne spontaneo ringraziare la Provvidenza per il grande dono di essere arrivato in Sardegna ad un certo punto della sua vita. Lui, cittadino della repubblica di Pisa, canonico della chiesa capitolare, arrivato nell'isola in cerca di avventura e di onori, aveva infine trovato nell'antico romitaggio, dove da secoli intere generazioni di monaci si purificavano nel silenzio e nelle asprezze di una vita dura, la pace e la serenità.
La mancanza totale di vento rendeva il mare piatto come una tavola e il fumo che usciva dalle case degli uomini gli rendeva presenti i fratelli lasciati nel mondo.
Era salito fino in cima per stare da solo a pregare. Aveva lasciato il piccolo convento dove in compagnia di altri monaci conduceva una vita cenobitica. Doveva prendere una importante decisione e abba Guantino l'aveva mandato ad interrogare il Vivente. Quel giorno il Signore ebbe misericordia del suo servo Gallo.
Lui che ormai aveva capito che "tutto è vanità e rincorrere il vento" e per questo si era fatto monaco, adesso sperimentava che anche questo era vanità.
Le lacrime cominciarono a scendere sulla barba ispida, si sentiva piccolo piccolo, come un bimbo in braccio a sua madre, cadde in ginocchio e si trovò d'improvviso immerso nella pienezza dell'Essere.


*

Quando tornò al romitorio, una serie di piccoli edifici fatti coi sassi e con le frasche, era quasi il vespro, il suo viso aveva una luminosità strana, gli occhi azzurri brillavano accesi da una nuova febbre.
Quella sera il vespro fu avvolto da una atmosfera di attesa. I monaci vedendo che Gallo era tornato con il volto che hanno solo gli intimi del Signore, volevano ascoltarlo.
Al termine della liturgia, abba Guantino prese la parola e, dando voce ai pensieri dei suoi monaci, disse a Gallo:
- Parla fratello, cosa riporti da tre giorni di preghiera solitaria? Se il Signore ti ha fatto conoscere qualcosa, ricorda che tu hai gratuitamente ricevuto, quindi rendi anche noi partecipi, quale è la tua decisione?

*

Cinque giorni prima la vita tranquilla della piccola comunità era stata messa sottosopra dalla visita di un illustre ospite: l'arcivescovo di Pisa Federico Visconti. Era venuto a Cagliari perché la morte del vescovo Ugone aveva gettato il capitolo cagliaritano in una terribile situazione nella quale diverse parti cercavano il potere. Dopo una notte insonne di preghiera gli venne in mente il suo vecchio amico Gallo, compagno di studi e di gioventù. La mattina successiva comunicò al capitolo che partiva alla volta di S Barbara per vedere se fra i monaci ci fosse un sant'uomo in grado di portare la sapienza e un po di pace in quella comunità così rissosa.
Grande fu lo stupore dei monaci quando videro che il piccolo corteo che risaliva la valle portava loro la visita dell'illustre metropolita della città che aveva una cosi grande influenza in Sardegna.
Quando si diffuse la voce di ciò che 1'arcivescovo era venuto a chiedere a Gallo, l'accettazione da parte sua della cattedra vescovile di Cagliari, lo stupore si trasformò in sconcerto. Dopo essersi consultato con abba Guantino, Gallo chiese sei giorni di tempo per decidere. Cosi Federico, dopo avere mangiato insieme ai monaci, riparti alla volta di Cagliari con l'impegno di inviare dopo sei giorni degli incaricati per prendere il nuovo vescovo o la risposta negativa.

*

Gallo si alzo in piedi e si porto al centro della capanna che fungeva da cappella.
- Amici, il Signore mi ha spiegato meglio di prima che per me al mondo ci siamo solo io e Lui. Quindi ho deciso di accettare l'incarico che i Cagliaritani mi hanno proposto Sarò il loro vescovo.
Insorsero i più giovani tra i monaci.
- Come sarebbe a dire?
Se e cosi come dici, stai qui . Rinuncia al mondo e alle sue vanità e stai di fronte a Dio. Cerca Lui solo, nel nascondimento e nella negazione della sapienza mondana. Essere Vescovo ti porrà nel cuore della confusione. Tu facesti voti da cenobita, tagliasti i ponti col secolo presente e i suoi idoli.
- Fratelli, lo sono monaco e, a Dio piacendo, lo sarò sempre, anche nella città degli uomini, ho rinunciato al mondo e alle sue vanità ma ho compreso che la sua volontà per me e quella che io viva nel servizio dei fratelli la mia vita con Lui. La cosa principale e stare di fronte a Dio con la mente nel cuore, e continuare a restare di fronte a Lui incessantemente, notte e giorno, fino al termine della vita. Questo ho appreso in questi giorni.
- Ma tu facesti voto di diventare un esicasta. Quale sarà il tono della tua esichia quando sarai nella città?
Abba Guantino con un cenno fece tacere i monaci e mentre gli occhi gli si inumidivano disse:

- Esichia nella tradizione dei padri e la qualità dell'immobilità, del silenzio e della solitudine.
Questa parola non significa solo una condizione esteriore fisica ma anche un modo di essere.
Esicasta non e qualcuno che ha viaggiato all'esterno verso il deserto o la montagna e li vive da solitario, qualcuno che si separa fisicamente dagli altri, ma uno che "ritorna in se stesso", chiudendo la porta della sua mente al principe delle potenze dell'aria. Esichia e uno stato dell'anima.
Uno può fuggire nel deserto materialmente e visibilmente, e pure nel cuore rimanere ancora nella città degli uomini nell'agitazione; al contrario un uomo può continuare a restare fisicamente nella città ed essere esicasta vero nel cuore.
Pregheremo perché il Signore, dopo aver volto a Gallo il suo sguardo, lo accompagni sempre negli anni tumultuosi che lo aspettano.
Quando Guantino finì di parlare, l'atmosfera era cambiata, qualche monaco piangeva, qualche altro sorrideva, una grande serenità era entrata nel cuore di tutti. Si salutarono e ognuno si ritiro nella propria cella.
La mattina successiva, intorno all'ora nona, un piccolo corteo salì lungo il fiume, erano gli inviati del capitolo cagliaritano che andavano a prendere il nuovo Vescovo della città.

*

In quel medesimo anno, era il 1281, il Vescovo Gallo fece costruire una chiesa in calcare bianco a servizio della piccola comunità di monaci. La facciata e ancora visibile nel lato della chiesa attuale che guarda la fonte "de sa scabizzada ".

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