di Gianluigi Bacchetta

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La vegetazione psammofila o delle sabbie, risulta estremamente specializzata proprio in funzione dell'ambiente in cui si sviluppa. Gli ecosistemi litorali ed in particolare quelli dunali, sono infatti ambienti dove innumerevoli fattori esercitano una azione limitante per tutte le forme di vita.

Il vento, trasportatore delle particelle solide più fini e dell'aerosol marino, è responsabile dell'abrasione sui tessuti epidermici vegetali e di una azione chimica sugli stessi.

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Alcune istantaneee delle dune di Chia

L'elevata irradiazione solare da luogo ad una notevole evapotraspirazione in risposta alle temperature che, specie nella stagione estiva, si fanno proibitive. Entrambi i fattori contribuiscono a diminuire sensibilmente le già scarse disponibilità idriche dovute alla bassissima capacità di ritenzione delle sabbie ed alle precipitazioni non troppo copiose.

Ulteriore limite per l'instaurarsi dei vegetali è costituito dall'erosione operata dal mare durante l'inverno quando, le correnti unitamente ad un moto ondoso più accentuato, provocano un arretramento ed un momentaneo inondamento delle spiagge. Questo fenomeno talvolta ha effetti devastanti perché facilitato da azioni umane dissennate quali il prelievo delle sabbie o la costruzione di bracci a mare. Altro impatto disastroso sugli ecosistemi dunali è costituito dagli interventi a fine turistico-speculativo, dal turismo balneare e dal dilagante problema dei fuoristrada.

Tutto ciò evidenzia come la vegetazione psammofila oltre ad essere forzatamente specializzata, sia ostacolata nel suo naturale sviluppo anche da numerosi fattori antropici. Nonostante questo in Sardegna, specie lungo le coste sud-occidentali, gli ecosistemi dunali si conservano tuttora abbastanza integri.

In questi ambienti è infatti possibile effettuare una zonazione dei diversi tipi vegetazionali e individuare i diversi stadi che conducono alla formazione di una duna stabile.

Partendo dalle zone più vicine alla linea dell'alta marea, si individua una vegetazione pioniera alonitrofila costituita da piante annuali (terofite) che si sviluppano sui resti organici depositati in seguito alle mareggiate. Queste formazioni, dette anche dei "dossi delle spiagge", rientrano nella classe Cakiletea maritimae ed sono comunemente rappresentate dal Salsolo-Cakiletum aegyptiacae, associazione perimediterranea avente come specie caratteristiche la salsola erba cali (Salsola kali) ed il ravastrello marittimo (Cakile maritima).

Quasi in contatto con la vegetazione dei dossi si sviluppa quella delle "dune embrionali", dove compaiono le prime specie vegetali perenni e si mantiene elevato il contingente delle specie alofile. L'associazione tipica è lo Sporobolo arenarii-Agropyretum juncei, formazione semistabile costituita da gramigna delle spiagge (Sporobolus pungens), agropiro iunceiforme (Agropyron junceum ssp. mediterraneum), santolina delle spiagge (Otanthus maritimus) e violaciocca sinuata (Matthiola sinuata).

Quando le dune embrionali si fanno più consistenti ed hanno fine gli apporti di acqua salmastra dovuti ai fenomeni di marosi, si creano le "dune mobili", colonizzate dal Echinophoro spinosae-Ammophiletum arenarie. Le specie caratteristiche di questa formazione sono lo sparto pungente (Ammophila arenaria) e il finocchio litorale (Echinophora spinosa). In molti casi, la diffusione di questa associazione è dovuta alla degradazione del ginepreto e quindi a un movimento della duna, in tal caso deve considerarsi di derivazione e quindi secondaria.

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Ammophila arenaria

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Pancratium maritimum

Procedendo verso l'interno, si incontra una vegetazione camefitica molto variegata. Tali formazioni dette anche delle "dune semifisse" sono caratterizzate solitamente dalla presenza di crucianella marittima (Crucianella maritima) e inquadrate nella classe Helichryso-Crucianelletea.

Importanza fondamentale riveste il Pistacio-Juniperetum macrocarpae, formazione forestale delle "dune stabili" e consolidate che ha come specie caratteristiche il lentisco (Pistacia lentiscus) ed il ginepro coccolone (Juniperus oxycedrus ssp. macrocarpae). Questa associazione, ben rappresentata in diverse zone della Sardegna, costituisce il primo stadio forestale nelle aree sabbiose. Si tratta di una formazione che si insedia nel fronte duna ed è perciò esposta ai forti venti trasportatori di sabbie e aerosol; contribuisce al blocco e al consolidamento della duna, accrescendone le dimensioni, l'altezza e quindi la stabilità.

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Pistacio-Juniperetum macrocarpae

In stretto contatto, ma in posizione più riparata, si rinviene la boscaglia a ginepro fenicio (Juniperus turbinata) e olivastro (Olea europaea var. sylvestris) con o senza il ginepro coccolone.

Nelle aree post-dunali, se vi sono delle depressioni e ristagni d'acqua salmastra, la vegetazione delle sabbie si esaurisce e sfuma verso formazioni alofitiche dominate da giuncheti, salicornieti e artrocnemeti. Se invece il rilievo tende a salire, ci sposta verso associazioni che possono essere inquadrate nelle alleanze dell'Oleo-Ceratonion o del Quercion ilicis.

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Panorama di Su Giudeu con stagno retrodunale

Nell'ambito della Sardegna sud-occidentale e più in particolare nel Sulcis, i sistemi dunali più interessanti sono quelli di Porto Botte, Porto Pino, Porto Zafferano e Chia. Eccezion fatta per le dune di Porto Zafferano, si tratta sempre di cordoni dunali che nelle parti retrostanti danno luogo a degli stagni salmastri. In tutti questi sistemi la dinamica vegetazionale tende ad arrivare sempre a delle formazioni boschive caratterizzate da ginepreti e per Porto Pino anche a boscaglie con quercia spinosa (Quercus calliprinos).

Nelle aree citate, secondo la legge regionale n. 31 del 1989, sono previste delle riserve naturali che però a tutt'oggi non sono state ancora istituite. Nessuna di queste zone risulta di fatto protetta e su tutte incombe il pericolo di un turismo sempre più aggressivo e poco rispettoso delle risorse naturali.

 

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